NONNO SVALUTATO, NONNO RIVALUTATO


L’acqua ha un valore?

Non quella del mare, è tanta, troppa; scarsa, solo 0,02% quella potabile, vale!

Già, valore dispari seppur tutteddue risorse che assolvono a delle necessità.

E i nonni?

Beh, sono tanti, altro che scarsi; portano l’esperienza di una passata vita, ad un nuovo oggi ed ancor nuovissimo domani, totalmente svalutata.

La “torta della nonna”, fagocitata da internet svaluta la madre di mia madre.

Anziani ancor fedeli all’antico “sacrificio”, proprio quello sacrificato dai nipoti all’obbligo di fare tutta la spesa che possono.

Cavolo, vita svalutata per questi nonni mal usati, dimenticati.

Vita grama insomma fino a poco fa però; poco dopo arriva l’Istat: Nel 2016 iscritti in anagrafe 473.438 bambini, oltre 12mila in meno rispetto al 2015.

Diminuiscono pure le donne in età riproduttiva.

Poi ci sono i Neet e quelli che non lo sono, con lavori precari e redditi ancor di più.

Beh e allora?

Dunque, a conti fatti questi nonni saranno ancor di più, avranno tempo per fare le tate. Non paghi, anzi, parsimoniosi hanno risparmiato per far credito ai figli e con la pensione dare la paghetta ai nipoti.

Sussidiano, insomma, per rifocillare il potere d’acquisto per i prodighi familiari che avranno da fare la spesa per fare la crescita.

Già, proprio quella che serve per creare occupazione e reddito, magari pure per aumentare le entrate fiscali che serviranno per compensare gli aumenti del costo della sanità di una società sempre più anziana.

Beh, forse come portatori di una esperienza valgono poco, per il resto moltissimo!

W allora questi nuovissimi valorosi nonni, per l’eternità!

Mauro Artibani

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SENZA LILLERI ‘UN SI LALLERA!


Certo si può dire e ridire di quel 46% d’incremento del reddito, disponibile pro-capite, del 10% più ricco della popolazione mondiale, a fronte del 10% ricevuto dalla metà più povera della popolazione del pianeta.

Beh, per sottrarci a già detto proviamo a cambiare le carte in tavola, senza incomodare lo sdegno.

Ehi mercatisti di razza, dove siete?

Già alcuni in quel di Vienna, altri a Chicago, ficcati in ricetti accademici a far questioni d’altri tempi.

Si d’altri tempi, mentre in questo un monopolio indiscusso si erge, imperitura memoria, a perpetuare la crisi.

Senza farla troppo lunga, la crisi sta tutta ficcata dentro una pessima allocazione della risorse di ricchezza disponibile, che altera la produttività totale dei fattori.

Già, a voi non sembra vero sentire un tal dire per poter dire: “Io l’avevo detto”.

Ennò cari, proprio questo dire non vi è dato pensare, se non al passato, ancorchè remoto.

Quel “ve l’avevo”, aveva ragione nell’economia della produzione; non dice più in quella dei consumi, dove, fuor di dubbio, la crescita vien fatta dalla spesa, non dalla produzione e qui vien fuori l’arcano.

Si l’arcano. Essipperchè, fatta la ricchezza con questa spesa, viene prima incassata poi traferita dall’impresa agli agenti produttivi* attraverso il reddito da capitale e da lavoro.

Questo monopolio del trasferimento fa arrivare a chi troppo, a chi troppo poco alterando il contributo degli stessi agenti proprio alla spesa che si dovrà tornare a fare riducendo, toh, proprio quella produttività totale dei fattori.

Se libertà economica ha da essere da questo monopolio, sia: in fretta però!

Ehi, efficentisti del mercato, ci siete ancora?

Ehi…….Porc…!

*Perchè chi ha, con questa spesa, generato ricchezza non dovrebbe ricevere il ristoro economico pari alla spesa da dover fare? Senza lilleri ‘un si lallera!

Mauro Artibani

 

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PEZZENTI O DUMPING?


La crescita economica si fa con la spesa. Spesa che, più o meno, si voglia o possa fare.

Ta tatà, occorre insomma esser prodighi per mantenere la prosperità; prosperi per esser prodighi!

A Roma dicono “Mai detto ‘n prospero!”

A Venezia, «Pezzenti. Uno mangia e beve, poi dice che non sapeva la lingua. Ma se vieni in Italia devi imparare l’italiano; anche un po’ di veneziano non farebbe male».

Già, così commenta il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro la vicenda dei tre turisti asiatici che pochi giorni fa hanno pagato 560 euro per un pranzo di pesce in una trattoria vicino a San Marco.

Quei tre, musi gialli, incazzati neri, avevano poi scritto una lettera proprio a Brugnaro per lamentarsi del trattamento subito dal ristoratore. Dalla laguna il focoso ribatte: «Hanno mangiato aragosta e non hanno lasciato niente nel piatto. Ho chiesto al cameriere se gli avessero lasciato la mancia, neanche quella; è giusto che abbiano pagato. Anzi ,vorrei fare un plauso al ristoratore che ha emesso lo scontrino, dimostra ancora una volta che a Venezia c’è la legalità. Se venite a Venezia dovete sapere che siete a Venezia, dovete spendere qualcosina. Anzi, lasciate la mancia alle persone che lavorano per voi. Siete i benvenuti, ma dovete spendere».

Dunque, al di là dell’elegante eloquio che sostiene il limpido pensiero del Sindaco, la spesa o, meglio, la prosperità che tocca avere nel farla per poter continuare ad esser prosperi per everla fatta.

Già se a tavola, in un sol colpo, il trattore ti svuota il portafoglio e poi solerte paga l’iva, la tua; ti restano a mala pena gli spicci della mancata mancia, non più la properità nè l’esser prodigo.

Toh, a voler esser maligni, come quel + 2% di inflazione che altera i prezzi, perseguito dalle banche centrali.

Dunque, hic et nunc, per le regole che govenano l’economia dei consumi si potrebbero configurare i termini dell’illecito economico; per quelle invece della vecchia economia della produzione, gli effetti degli improperi del Sindaco sono al più folclore.

Essì, per questi vecchi apologeti, invece, il dumping* che rifocillando il potere d’acquisto rende prodighi e prosperi va fustigato.

Ehi Gente,“c’è del marcio in Danimarca” o, forse, solo l’azione di quell’anchilosato paradigma** che invade ancora il pensiero dei più?

*Che piaccia o meno, l’esportazione di merci a prezzi molto bassi che rifocillano il potere d’acquisto allo scopo d’imporsi sui mercati esteri.

** Quello che attribuisce ai produttori la generazione della ricchezza cosicchè, all’aumentare dei prezzi, se ne genera di più: gulp!

 

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FED, SI CAMBIA AFFINCHE’ NULLA CAMBI


Trump, dopo aver pensato e ripensato; sondato e risondato, ha deciso: Jerome Powell alla guida della Fed a partire da febbraio 2018.

L’unico non economista dei candidati in lizza, insomma, prenderà il posto di Janet Yellen.

Powell ha lavorato come partner di Carlyle dal 1997 al 2005, dopo una breve parentesi al dipartimento al Tesoro durante la presidenza di George H.W. Bush. Con lui viene garantita la continuità nella Fed. Nei cinque anni nel board della banca centrale Usa, non ha mai fatto il dissindente quando si è trattato di prendere decisioni di politica monetaria. Favorevole a un lento rialzo dei tassi e a una graduale riduzione del bilancio della Fed, iniziato nell’ottobre 2017, ha spesso criticato chi nel Gop vorrebbe un maggiore controllo sulla Fed. Powell, et voilà, la versione repubblicana di Yellen.

Ci risiamo, lo stesso modo per sommergere di liquido monetario tutti.

Liquido con il quale quelli della main street non s’abbeverano e l’inflazione dei prezzi quindi ristagna; lo stesso liquido con il quale quelli di wall street si dissetano e i prezzi degli asset finanziari s’inerpicano.

Lo stesso modo, insomma, di alterare il meccanismo di formazione dei prezzi e chi ci rimette, ci rimette!

Ci rimette il potere d’acquisto, indi la spesa, per cui la crescita, poscia: tutti!

Powell nega, anzi ribatte: “l’economia ha fatto progressi notevoli” negli ultimi anni superando la crisi molto bene. “In base a vari criteri siamo vicini alla piena occupazione e l’inflazione si è avvicinata al nostro target” di una crescita annuale del 2%, che però non viene raggiunta da cinque anni.

Si vabbè, ma questa artefatta crescita risulta proprio da quest’uso smodato delle politiche monetarie che funzionano con il debito.

Si, insomma, una ricchezza generata con il debito.

Già, lo stesso copione del 2007: bella no?

Mauro Artibani

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NIENTE PAURA, CI PENSA AMAZON!


Un improvviso incidente vi costringe al pronto soccorso? Occupati dal bisogno al bagno? Siete a letto a dormire o ci siete a fare altro? Siete fuori per lavoro? Siete a zonzo in giro? Siete in vacanza?Siete in cuffia a sentir musica?

Non siete in casa, insomma, o se lo siete non potete aprire se vi bussano alla porta?

Niente paura ci pensa Amazon.

Si, Amazon con Key: un nuovo servizio dell’azienda di Jeff Bezos che permetterà ai corrieri di aprire, all’uopo, la porta d’ingresso della vostra abitazione e riporre il pacco da voi acquistato, in sicurezza, dentro casa. Il sistema si basa su una Cloud Cam di Amazon, un sistema di chiusura intelligente delle porte, e un protocollo wireless chiamato Zigbee, già utilizzato da molti dispositivi per la casa intelligente. È compatibile con serrature Yale e Kwikset.

Quando un corriere arriva con un pacco Amazon per la consegna all’interno della casa, esegue la scansione del codice a barre, inviando una richiesta alla videocamera in cloud di Amazon. Se tutto è regolare il cloud concede l’autorizzazione ad entrare, inviando un messaggio alla fotocamera che inizia la registrazione. Il corriere sblocca quindi la porta attraverso un’app ed entra. Posa il pacco, esce, chiude la porta e registra l’avvenuta consegna. Il cliente riceve una notifica che il pacco risulta consegnato, oltre a un breve video che mostra il corriere entrare in casa, per confermare la regolarità dell’operazione.

Per 249,99 dollari Amazon ti fornisce una serratura intelligente e la videocamera collegata, compresa l’installazione.

A cosa serve tutto questo?

Oh bella, a far crescere più in fretta l’economia!

Eggià, in questo modo quelli di Bezos ti entrano in casa, se al bussare tu non apri, affinchè non abbia a rallentarsi quel virtuoso circuito che dalla spesa parte, passa per il disporre in fretta dell’acquistato, poi per la consumazione che fa nuovamente produrre; tutto per fare la crescita più lesta possibile e senza intoppi.

Grazie Jeff!

Bene, per non correre il rischio che, oltre al non aprire la porta manchino pure i denari a chi deve fare la spesa e tenere attivo quel munifico circuito, occorre che le altre aziende organizzino business che rifocillano il potere d’acquisto se e quando si acquistano le loro merci.

Troppa grazia dite?

Ennò, misericordia a fine di lucro: Bezos e i suoi, nel fare quel che fanno, ricavano 43,7 miliardi di dollari, contro 32,7 miliardi di dollari dello stesso trimestre del 2016, con una crescita del 34%.

Altri misericordiosi: Ikea, le free press, gli Outlet, Groupon, Airbnb, Uber, non sono da meno!

Mauro Artibani

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DAL LAVORO ESPLICITO A QUELLO IMPLICITO


L’economia globale soffre dell’indebolimento della classe media, costretta ad indebitarsi per consumare, e della distribuzione del reddito verso il capitale. Lo dice il direttore esecutivo del Fmi, Carlo Cottarelli, in un’intervista a La Repubblica.

Poi aggiunge: “Un aumento di salari e stipendi della classe media porterebbe a una distribuzione del reddito meno squilibrata e ridurrebbe la necessità di indebitamento della classe media. Ma globalizzazione e sviluppo tecnologico tendono a spostare la distribuzione del reddito verso il capitale. Non sarà facilissimo correggere queste tendenze”.

Vero, tutt’altro che facile, si dovrà fare però!

Vediamo di mettere in riga i fatti:

  • In Italia ci sono un robot industriale ogni 62 dipendenti manifatturieri con un “rischio” di automazione per 3,2 milioni di persone occupate. Lo vedete lo sviluppo tecnologico che fa guadagnare di più a quelli del capitale?
  • La globalizzazione fa aumentare la gente in cerca di occupazione, riduce il salario; aumentano gli utili d’impresa.
  • Dulcis in fundo, la fiducia dei consumatori nell’Eurozona si attesta in ottobre a -1.0. Sic, una sfiducia insomma che svela come chi lavora per produrre abbia fatto troppo, quindi male.

Orbene, a fronte di tali andazzi:

  • Si può con ragione stimare “Un aumento di salari e stipendi della classe media porterebbe a…….”?
  • Il lavoro, insomma, inevitabilmente condannato allo smilzo reddito e per il capitale averne più di quanto ne meriti*?
  • La classe media diventare infima e gli infimi sparire?

Ennò non si può!

Già, a quelli dell’Fmi, tocca ricordare come la crescita economica si faccia con la spesa.

Indiprcuiposcia se il lavoro esplicito non ce la fa, toccherà fornire di reddito quello implicito.

Si, quel lavoro di consumazione che, quando viene agito, fa i 2/3 della ricchezza e quando sfiduciato, vista la fiducia dei consumatori ai minimi da sedici anni, diventa scarso acquistando ancor più valore.

Valore che, messo a reddito, potrà rifocillare il potere d’acquisto di quella classe media.

Si può addirittura strafare facendo tornare al lavoro implicito pure gli incapienti. Già, proprio quelli che hanno la maggior propensione alla spesa: i più produttivi.

Chi paga?

Pantalone no, anzi da questa paga guadagna nuovo prelievo fiscale.

Chi dispone di più capitale di quanto ne impieghi, rischiando di vederlo evaporare nella sfiduciata spesa, si!

* Già merito, in conflitto d’interesse se l’impresa, che trasferisce ai fattori produttivi la ricchezza generata dalla spesa, trattiene più risorse di reddito di quanto ne impieghi per fare la spesa in conto capitale.

Mauro Artibani

La domanda comanda, verso il capitalismo di consumatori; ben oltre la crisi.

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TAYLOR ALLA FED? SE FOSSE, ARDEREBBE ‘L MONDO!


Ho visto gli economisti austriaci danzare con quelli di Chicago, i keynesiani recalcitrare e i monetaristi annaspare. Tutti gli altri non sanno cosa dire.

Eggià, il “si dice” c’è. Sono state pubblicate indiscrezioni stampa secondo cui Donald Trump sembri preferire l’economista di Stanford John Taylor, ex sottosegretario al Tesoro degli Stati Uniti sotto George Bush padre, per il posto di presidente della Federal Reserve.

Taylor, 70 anni, è noto per la regola di politica monetaria da lui formulata: la Regola di Taylor. Si tratta di un’esamina per determinare il livello più corretto possibile dei tassi di interesse. Nello specifico la regola, enunciata dal professore di Stanford, sta in una formula matematica che mette a confronto il costo del denaro nominale di breve periodo imposto dalla banca centrale e quello dell’economia reale.

L’obiettivo sta nel far si che il tasso di interesse, determinato dalle autorità monetarie, risulti pari al tasso di interesse reale di equilibrio. Quel tasso reale a cui corrisponde un livello di domanda aggregata pari all’offerta aggregata, in un contesto di piena occupazione,  per poter realizzare il Pil potenziale ed azzarare l’out put gap.

Dunque, senza farla troppo lunga, se toccasse rivedere quelle politiche monetarie, che fin qui hanno alterato il meccanismo di formazione dei prezzi, va bene. Benissimo!

Con questi modi Taylor troverà pure il modo di centrare il tasso di equilibrio?

Beh, che questo delicato equilibrio domanda/offerta aggregata si debba trovare, okkei.

Se si spera che questo lo si possa ottenere con la piena occupazione nel tempo dell’automazione, del 4 punto 0, del part time, della condizione precaria si va knock out.

Essì nell’economia dei consumi, dove quel cacchio di Pil si fa con la spesa, il punto d’equilibrio non si trova con l’occupazione; nel reddito invece, quello dalla spesa generato e speso per acquistare quanto prodotto e far nuovamente produrre, si.

Sta proprio qua la possibilità di azzerare l’out put gap.

Ehi Trump, attento agli abbagli.

Mauro Artibani

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