UN REDDITO COMPLEMENTARE PER CHI NON CE LA FA

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Ci risiamo: le ultime previsioni del Fmi, rese note poche ore fa, segnalano una crescita globale del Pil “sottotono”, pari al 3,1 per cento nel 2016, che salirà al 3,4 per cento l’anno prossimo, con i Paesi in via di sviluppo che supereranno la velocità di crescita delle economie avanzate.

Non pago la Lagarde chiosa: “La mia speranza al termine della riunione annuale è che ogni ministro delle Finanze, ogni governatore di una banca centrale, tornerà a casa pensando, ‘Che cosa posso fare per spingere la crescita che è attualmente troppo bassa, per un tempo troppo lungo, beneficiando troppo pochi? ‘”

Ve lo giuro, a quel dire, tornare a casa è stato un tormento.

Già, cosa posso fare?

Mettiamola così: per uscire dell’inghippo, tocca ricapitalizzare il reddito di chi fatica a fare la spesa.

Si e senza infingimenti: un reddito complementare perchè quello da lavoro da solo non basta a fare tutta la spesa che serve a fare tutta la crescita che serve a far star bene tutti.

S’ha da fare perchè i redditi, erogati dall’impresa a chi lavora per produrre beni e servizi, risultano insufficienti ad acquistare quel che viene prodotto.

S’ha da fare perchè, se la crescita economica rende indifferibile l’esercizio della spesa, questa insufficienza lo differisce.

Il complemento di uno scarto per l’esercizio di un obbligo, insomma.

Già, ma chi te lo da’?

Lo Stato, attraverso politiche fiscali acconce.

Ennò: “Bambole non c’è una lira!”

Le Imprese del troppo produrre*?

Ennò, a chi lavorando ha sovrapprodotto dicono: “Non c’è trippa per gatti!”

Si, vabbè ma, se “senza soldi non si canta messa”, come si fa a fare la spesa?

Beh, la si fa facendo soldi!

Come?

Far fare il prezzo giusto ai prezzi** innesca una virtuosa partita di giro. Consente al mercato di apprezzare il valore di servizio della domanda, se ne potrà fare offerta ed incassare il dovuto; chi l’acquista sa che lo spendere quell’incasso attribuisce valore alle proprie merci, altrimenti svalutate. C’è già chi lo fa, Imprese pro crescita: hanno attrezzato business che acchiappano utili solo e quando i consumatori guadagnano.

Visto?

Giust’appunto, un reddito complementare, che surroghi l’insufficenza del primo, a remunero delle risorse produttive messe in campo per fare spesa/crescita, senza il quale non si fa nè l’una, nè l’altra.

*All’inizio del 2016 il business degli smart phone ha dato i primi segni di arresto, diminuendo le vendite. Fine 2016, a San Francisco Google presenta una linea di telefonini pensati per sfidare Apple, Amazon e Samsung. Già, gli “animal spirits” sono insopprimibili. Quando va così e così va, per tenere i guadagni, dovranno ridurre i costi, pure quelli del lavoro. Taglieranno ancor di più il reddito di quel lavoro.

**Sospendendo tutte le azioni reflattive messe in campo “ab illo tempore.”

Mauro Artibani

https://www.facebook.com/133670339996087/photos/a.1032884836741295.1073741825.133670339996087/1032884756741303/?type=1

http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2015/150506-versioneoscar.mp3

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Informazioni su professionalconsumer

Sono Mauro Artibani, l'economaio. studioso dell’Economia dei Consumi, quella che gli accademici non scorgono, le Facoltà di Economia non insegnano. Da 15 anni sviluppo una ricerca al cui centro abita il “Professional Consumer” che sbircia, indaga e intravvede le regole per un capitalismo tutto nuovo. Autore del libro: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D´Isidori Capponi, Marzo 2009 Autore del libro: LA DOMANDA COMANDA: VERSO IL CAPITALISMO DEI CONSUMATORI, BEN OLTRE LA CRISI Autore del DECALOGO DEL PROFESSIONAL CONSUMER Ho in corso la redazione del “SILLABARIO DELL’ECONOMIA DEI CONSUMI” testo che riallinea le voci dell’economia al nuovo paradigma della produzione.
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