LA CRISI DEL PARI E DISPARI

pari e dispari

Continua a calare la spesa delle famiglie italiane. Nel 2013 la spesa media mensile per famiglia è scesa del 2,5%, calando a 2.359 euro, a fronte di un’inflazione all’1,2%. I livelli di spesa sono inferiori a quelli del 2004, pari a 2.381 euro: si torna così indietro di 10 anni. Lo ha comunicato l’Istat.

Due le tipologie familiari più colpite dalla contrazione dei consumi: le famiglie operaie e quelle in coppia con due figli.

Strano?

Beh, strano sarebbe se questo non accadesse, dal momento che il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa. L’Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, proprio nel 2013, il reddito disponibile e’ pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988.

Se dico questo ingiustizia mi ficco nella diatriba con la giustizia, se mi spingo oltre intravvedo buoni e cattivi.

Tocca all’Etica, dipanare le diseguaglianze.

Attenzione però, maneggiare con cura. Quando quell’uguaglianza si fa legge  vieta a ricchi e poveri di dormire sotto i ponti: gulp!

Guardiamo oltre, occupiamoci di disparità. Massì, quella diseguaglianza privata dell’istanza morale.

La disparità, appunto, quella che fa premio di reddito alla capacità produttiva di chi lavora; di tutto il lavoro.

Quella, che quelli di Occupy wall street, gridano: l’1% incassa oltre il 50%  di quel reddito!

Quella che si intravvede dentro l’Impresa nella differenza di oltre 400  punti di retribuzione tra chi comanda e chi obbedisce.

Così come salgono a 700 mila gli assegni mensili Inps superiori a 3 mila euro. Molti i poveri: in 2,1 milioni ricevono appena 305 euro al mese.

In mezzo ci stanno pure due milioni di italiani sono con una pensione sotto i 500 euro, mentre altri 6,8 milioni stanno sotto i 1000 euro.

Bene, se tutto questo appare ingiusto, si mostra ancor più stupido; economicamente molto stupido!

Essipperchè questo sgraziato remunero è il frutto dei redditi erogati dalle imprese a chi lavora per produrre merci, risultati insufficienti per smaltire quanto prodotto.

Et voilà: Offerta in eccesso, domanda in difetto!

Dove sta la capacità produttiva, che ha organizzato in tal modo i processi, di chi ha intascato il malloppo?

Non basta. Se quelli della bassa propensione al consumo hanno i portafogli gonfi di non speso e quelli con alta propensione non hanno in tasca quanto serve per essere propensi, appunto, a spendere chi diavolo ha allocato in tal modo le risorse di reddito cheppur il sistema economico genera?

Beh, una soluzione si intravvede: La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, più remunera.

Così, non più dispari, Pari!

Così il meccanismo economico può ritrovare equilibrio!

 

Mauro Artibani

www.youtube.com/embed/EuIbyHel0FM

 

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Informazioni su professionalconsumer

Sono Mauro Artibani, l'economaio. studioso dell’Economia dei Consumi, quella che gli accademici non scorgono, le Facoltà di Economia non insegnano. Da 15 anni sviluppo una ricerca al cui centro abita il “Professional Consumer” che sbircia, indaga e intravvede le regole per un capitalismo tutto nuovo. Autore del libro: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D´Isidori Capponi, Marzo 2009 Autore del libro: LA DOMANDA COMANDA: VERSO IL CAPITALISMO DEI CONSUMATORI, BEN OLTRE LA CRISI Autore del DECALOGO DEL PROFESSIONAL CONSUMER Ho in corso la redazione del “SILLABARIO DELL’ECONOMIA DEI CONSUMI” testo che riallinea le voci dell’economia al nuovo paradigma della produzione.
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