LA GRANDE FAVOLA DELLA PRODUTTIVITA’

Magic Book

C’era una volta Anchise, con la sua impresa vendeva vino, non faceva granchè.
Quando arriva a governare la baracca, Luca, suo figlio, fa quel che andava fatto per rimettere insieme i cocci.
Con l’automazione aumenta la resa di alcuni processi; con poca gente, e tutta astemia, fa il resto: carica l’uva, spreme l’uva, la fa fermentare, scarta la vernaccia; mette bottiglie, leva bottiglie, le rabbocca ben bene, con il tappo le attappa… e vai: nessuno a tracannar, manco a far cicchetti; niente ciucchi a rallentare i processi.
Fa di più: riduce il costo del lavoro. Giust’appunto di un mercato del lavoro sovraffollato, approfitta: riduce i lavoranti, le ore di lavoro e pure quanto mette loro in tasca. Che gli importa. I suoi clienti bevono, mica sono astemi.
Fa bene il suo lavoro, aumenta la produzione, ancor più la produttività; lima pure i prezzi, si rifà competitivo.
C’era pure Giuseppe. C’era, se n’è andato. Ora tocca a Giulio, amico di Luca, che deve rimettere in sesto l’antica bottega del trapassato genitore.
In onor suo lo fa. Fa strumenti musicali, ficca dentro l’automazione fin dove è possibile. Il resto s’ha da fare con la gente che gli serve. Tutti opportunamente sordi, non cercano i suoni, non battono, non pizzicano, non sparano fiato, anzi alacri piegano tubi, stendono pelli, incollano legni.
La paga? Quel che passa il convento! Tanto loro non comprano musica.
Si, insomma, fa come Luca: stessi eroici genitori, stessa scuola di Management.
Non c’è 2 senza 3, 4, 5, 6: Franco, Claudio, Antonio, Marco; tutti junior, pure loro figli di cotanto padre, a fare merci.
Con un mare di latte fanno fare dolci a diabetici che stanno a dieta; stampare giornali ad illetterati. Pure far fare farmaci a gente che scoppia di salute e che manco si assenta per malattia: bella no? Marco fa ancor di più, non ha bisogno di alcuno, prende il già fatto e lo smercia in rete.
Beh, che dire, quando si smuove quella sempiterna dottrina economica, avvolta nel tricolore, loda e accredita il fatto, cos’altro vuoi dire!
Menager insomma, ecchè menager. Stirano al massimo le risorse produttive che hanno a disposizione.
Con una reputazione tanta, incasseranno lauti profitti.
Incasseranno?
Già, quelli in salute, dopo aver acquistato quel che gli tocca, avranno ancora spiccioli per farsi una bevuta?
E al diabetico resterà quanto gli serve per acquistare salute?
Gli astemi, è noto, non bevono, mangiano però robe di zucchero. Quando possono!
Gli illetterati poi mettono una pezza al leggere suonando. Se non possono, fischiettano!
Lo vedo male Marco vendere a quegli irretiti dalla rete che mancano del becco d’un quattrino per abboccare all’amo. Non vedo meglio Claudio che con i giornali non venduti il giono dopo incarta il pesce. Franco, forte? Un cacchio, quel latte in magazzino dopo tre giorni caglia: non ci fai più manco lo yogurt!
Non per tirargliela ma, approposito di latte, così finisce tutto in vacca: Claudio denuncia in Procura Antonio per procurato danno. Antonio ribatte citando per danni Marco che non se la tiene e fa un esposto a Franco che, incazzato, querela propio Luca e Giuseppe già denunziatisi a vicenda. Questo da la stura ad un vortice di corsi e ricorsi che dura ancora oggi.
Se questo fanno i Generali, la truppa fa pure peggio: botte dagli orbi ai diabetici, che timorati del sangue, arretrano; arretrando sgambettano proprio quelli abili: diversamente vendetta? Essì, vendetta, vendetta, tremenda vendetta: infuriati gli astemi bevono, si esaltano, si battono con chiunque gli si pari dinanzi.
Tutti contro tutti, insomma: quelli che hanno merci in magazzino ce l’hanno con quelli che non l’acquistano; quelli che rischiano il posto con quelli che li hanno pagati poco e quelli che hanno bisogno di acquistare, ma poco da spendere, con chi ha guadagnato poco.
Un trambusto tira l’altro ed un altro ancora, fin quando interviene quel molosso della quiete pubblica che prende al volo l’obbligo dell’azione penale e confeziona un bell’illecito economico: “Sconquasso da produttività aziendale”.
Alla sbarra quella sbandierata signora che aveva fornito ai Nostri il sostegno dell’ideologia economica. La dottrina che ha consentito di mettere in piedi proprio quelle imprese abborraciate.
Il capo d’imputazione, grosso così, recita: “Quella produttività d’impresa che pensa il lavoro come un costo da abbattere con gli stipendi da tagliare, mentre esclude la risorsa della spesa dal controllo dei processi. Proprio quella spesa, che quando non acquista, non fa quel che gli tocca e quando non può non smaltisce per far riprodurre, non crea occupazione e manco reddito.”
Manca pur essa; non c’è, è stata vista altrove. Irreperibile, la signora viene dichiarata contumace.
Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia.
Mia, del Professional Consumer!
Mauro Artibani
http://www.capiredavverolacrisi.com/il-vero-motore-della-crescita-sono-i-consumatori/

 

 

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Informazioni su professionalconsumer

Sono Mauro Artibani, l'economaio. studioso dell’Economia dei Consumi, quella che gli accademici non scorgono, le Facoltà di Economia non insegnano. Da 15 anni sviluppo una ricerca al cui centro abita il “Professional Consumer” che sbircia, indaga e intravvede le regole per un capitalismo tutto nuovo. Autore del libro: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D´Isidori Capponi, Marzo 2009 Autore del libro: LA DOMANDA COMANDA: VERSO IL CAPITALISMO DEI CONSUMATORI, BEN OLTRE LA CRISI Autore del DECALOGO DEL PROFESSIONAL CONSUMER Ho in corso la redazione del “SILLABARIO DELL’ECONOMIA DEI CONSUMI” testo che riallinea le voci dell’economia al nuovo paradigma della produzione.
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