FARE PIU’ EUROPA S.P.A.

europa spa

Fare più Europa. Lo dicono in molti, pochi fanno quel che s’ ha da fare per farla st’ Europa.

 

Già, ma come si fa?

 

Di questi tempi risulta tutto più difficile o forse, giacchè costretti, più facile.

 

Il gioco si fa duro quando nelle palestre della politica volano sberle tra chi, senza se-senza ma, afferma la crescita senza il debito (Germania & Co) e gli altri che si stanno organizzando, con i se e i ma alla bisogna, per far spuntare una qualunque crescita.

 

Tra chi insomma ha trovato il modo di crescere impiegando il debito degli altri e chi, per poter ridurre quel debito, ha smesso di crescere.

 

Personaggi ed interpreti: i primi producono più di quanto consumano, i secondi, al contrario, consumano più di quanto producono. Fin ieri i primi hanno fatto affari, con merci competitive vendendo ai secondi che, per acquistare, hanno fatto debiti.

 

Fin ieri appunto: nel 2007 il valore dei beni esportati dalla Germania è stato pari a 969 miliardi di euro, mentre quello dei beni importati è stato pari a 772.5 miliardi di euro.

 

Eppur importano dall’Europa il 72% delle merci mentre ne esportano il 65%.

 

E non finisce qui: a Marzo 2010 le esportazioni tedesche hanno segnato un +10,7% rispetto al mese precedente mentre le importazioni sono cresciute dell’11% su base mensile; il surplus commerciale si è allargato a 17,2 miliardi euro dai 12,7 di febbraio.

 

La spesa aggregata, per quelle merci, fatta oltre confine, insomma, vale più di quella fatta dentro il confine. Il rapporto nell’interscambio resta asimmetrico, gli squilibri nelle bilance commerciali lo mostrano.

 

Oggi, in mezzo alla crisi, quei grandissimi teutonici chiedono al resto d’Europa di ridurre il debito; questi, nel farlo, vanno in recessione.

 

Purtuttavia anch’ essi iniziano a fare i conti con la recessione: l’indice dei direttori d’acquisto oggi si contrae, Volkswagen riduce ricavi e utili, le vendite al dettaglio mostrano il segno meno.

 

Diminuzione della crescita, giust’appunto, come accade a molti altri europei. Sob!

 

Eggià, la recessione italiana da sola costa a Berlino sette miliardi in export.

 

Chi pensa di poter fare i conti senza l’oste sbaglia.

 

All’osteria, appunto, dove si mangia, si beve e l’amore si fa, poi si paga, alla romana però. Pagheranno tutti, ciascuno per quanto ha da vendere o da acquistare : le Imprese dovranno pagare la capacità di acquisto dei Consumatori e così poi poter vendere; per i Consumatori, venduta la capacità di spendere dovranno tornare ad acquistare. Toh, una Società per Azioni.

 

Eggià, il meccanismo economico-produttivo per funzionare ha bisogno di impiegare al meglio tutte le risorse produttive di cui dispone il mercato. Tocca mettere, insomma, tutti gli operatori che stanno dentro la domanda aggregata nella condizione di fare quanto gli spetta. I Consumatori europei per esempio, quando dispongono delle risorse adeguate, fanno il 60% della crescita; quando sono sottocapitalizzati, si fanno renitenti a spendere e sono cacchi, per tutti, ma proprio tutti.

 

 

 

Mauro Artibani

 

Studioso dell’Economia dei Consumi

 

www.professionalconsumer.wordpress.com

 

 

 

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Informazioni su professionalconsumer

Sono Mauro Artibani, l'economaio. studioso dell’Economia dei Consumi, quella che gli accademici non scorgono, le Facoltà di Economia non insegnano. Da 15 anni sviluppo una ricerca al cui centro abita il “Professional Consumer” che sbircia, indaga e intravvede le regole per un capitalismo tutto nuovo. Autore del libro: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D´Isidori Capponi, Marzo 2009 Autore del libro: LA DOMANDA COMANDA: VERSO IL CAPITALISMO DEI CONSUMATORI, BEN OLTRE LA CRISI Autore del DECALOGO DEL PROFESSIONAL CONSUMER Ho in corso la redazione del “SILLABARIO DELL’ECONOMIA DEI CONSUMI” testo che riallinea le voci dell’economia al nuovo paradigma della produzione.
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