IL REMUNERO DEL LAVORO NON E’ SOLO UN COSTO

remunero costo lavoro

 

L’occupazione e’ la priorita’ ma le prospettive per la crescita e il mercato del lavoro preoccupano. (Gulp. ndr)

Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale. Nel mondo ci sono 200 milioni di disoccupati, con il tasso disoccupazione fra i giovani allarmante in alcuni paesi. Il tasso di occupazione a livello globale e’ al 60%, ai minimi da due decenni.

60%? Porc…. Se la crescita si fa con la spesa e per fare quella spesa occorre disporre di reddito del quale non dispongono quei 60, cosi come non ne dispongono in maniera sufficiente gli altri 40 afflitti da lavoro precario, quelli inattivi disponibili a lavorare e i sottoccupati part-time, chi potrà fare la spesa? Senza andare troppo per il sottile, poi, occorre prendere atto che alla compressione dei redditi concorrono quegli stessi 60 che stanno lì a fare pressione sul mercato del lavoro.

C’è pure dell’altro: non potendo, per mestiere, le Imprese rinunciare al miglioramento della produttività dei fattori, spingono l’automazione dei processi così come spingono per la riduzione del costo del lavoro.

Tentare di erogare, nell’ingorgo di questi processi, il liquido monetario sufficiente a lubrificare il meccanismo dello scambio domanda/offerta risulta giust’appunto un’impresa.

Orbene, se il remunero del lavoro verrà considerato solo un costo da ridurre senza se, senza ma, si rischia di crippare.

Essipperchè, se la produttività misura la virtù dell’Impresa nel fare la migliore offerta al mercato, occorre poi disporre la vendita per intero di quanto offerto altrimenti vien fuori il vizio. Giust’appunto, se i redditi, erogati dalle Imprese a chi lavora per produrre merci, risultano insufficienti a smaltire quanto prodotto occorre acquistare la domanda non domandata, magari riducendo il prezzo di quei prodotti. Un modo per rifocillare il potere d’acquisto, proprio quello che spende.

Sorbole, si può tornare a competere, far risplendere la produttività dell’Impresa e magari pure crescere.

Questo, con il permesso di Lorsignori, s’ha da fare per far si che non accada più quel che l’Istat mostra: il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito nel 2012 del 2,1%.

Nel solo quarto trimestre il calo è stato dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2011. Tenuto conto dell’inflazione, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici è sceso nel 2012 del 4,8%. Si è trattato del più forte calo da quando hanno avuto inizio le serie storiche, ovvero dal 1990.

 

Mauro Artibani

Studioso dell’Economia dei Consumi

www.professionalconsumer.wordpress.com

 

Annunci

Informazioni su professionalconsumer

Sono Mauro Artibani, l'economaio. studioso dell’Economia dei Consumi, quella che gli accademici non scorgono, le Facoltà di Economia non insegnano. Da 15 anni sviluppo una ricerca al cui centro abita il “Professional Consumer” che sbircia, indaga e intravvede le regole per un capitalismo tutto nuovo. Autore del libro: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D´Isidori Capponi, Marzo 2009 Autore del libro: LA DOMANDA COMANDA: VERSO IL CAPITALISMO DEI CONSUMATORI, BEN OLTRE LA CRISI Autore del DECALOGO DEL PROFESSIONAL CONSUMER Ho in corso la redazione del “SILLABARIO DELL’ECONOMIA DEI CONSUMI” testo che riallinea le voci dell’economia al nuovo paradigma della produzione.
Questa voce è stata pubblicata in lavoro, mercato, spesa e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...